Página:Calixto Oyuela - Cantos de Leopardi.pdf/45

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 Quindi non mi sembra propria la parola gargantas per esprimere in questo caso un varco di montagne.

 Ho notato questi piccoli difettuci en altri ancora chè non giova menzionare: però, le bellezze, emergono imponenti; a mio credere, mai è stato tradotto cosi bene: "l'armi, qua l'armi" come ha fatto l'Oyuela dicendo:

Un arma, un arma!

 Bellissima è poi la traduzione letterale:

 Alma terra natia
La vita che mi desti ecco ti rendo.

 Stupendi questi versi:

Y sobre la colina
De Antela, en que expirando
Venció á la muerte la legión divina,
Simónides se alzaba
El campo, el mar, el éter contemplando.

 Sembrano non dissimili dall'originale, e anche uguali.
 Tutta la traduzione dell'Oyuela, conserva in gran parte le bellezze dell' originale: quelle che o sono velate, o afumate o totalmente eliminate, non sono per colpa sua: è la lingua spagnuola, che ricace poco malleabile, non tanto al senso, quanto alla fluidità e al suono imitativo della parola.
 La lingua italiana — come la greca — ha più vocali nelle parole, e tutti le voci sono piane, nessuna tronca.
 Ecco la sua dolcezza, la sua scorrevolezza inimitabile.

 Insomma, l'eggregio traduttore ha dato prova di grande ingegno e di sufficente conoscenza dell'idioma italiano, studiandosi di tradurre il più difficile dei nostri poeti, dopo Dante.
 Ce ne rallegriamo, e noi stessi ci sentiamo orgogliosi per la bella opera del signor Oyuela, al quale auguriamo perseveranza nei forti studii e imitatori nella difficile palestra.
 Sappiamo essere suo divisamento tradurre intieramente il Leopardi. Lo crediamo un compito malagevole a condursi a terminare: però con lo studio e la perseveranza, a qualche cosa si riesce sempre.
 In questi tempi nei quali tutti gli sclocchi dei due mondi sono invasi dalla Italofobia acute e incorreggibile, non è piccola consolazione il vedere i giovani di cuore e di mentre eletta attingere